Val di Cembra culla della vite trentina

All'inizio del XIX secolo sul Doss Caslir di Cembra fu ritrovata una Situla, un vaso vinario dell'età del ferro di origine retica attribuito al IV secolo A.C. che veniva usato per riti cerimoniali ricolmo di vino.

Questo ritorvamento archeologico fa della Valle di Cembra la culla della vitienologia del Trentino e rappresenta il simbolo di un territorio da millenni dedicato alla viticoltura di montagna, nonostante le difficoltà della coltivazione legate alla conformazione morfologica del territorio.

La situla è un recipiente in lamina bronzo (h. 28 cm, diam. 30 cm),  avvolta su se stessa e unita da otto chiodi ribattuti. Allo stesso modo sono fissati gli attacchi a croce del manico, con estremità laterali conformate a mano. Secondo le ipotesi avanzate da alcuni studiosi la situla serviva come recipiente per che conteneva il vino da offrire agli Dei nelle cerimonie religiose.

La tipologia di questo recipiente è quella delle situle diffuse nel mondo greco e quindi tra gli Etruschi e altri popoli italici come recipienti per il simposio, ben presto utilizzate anche nell’area alpina, come dimostrano ritrovamenti di oggetti simili in Austria o in Slovenia. Oltre alla tipologia e alla forma del recipiente venne adottata anche l’abitudine di decorare a sbalzo e cesello i vasi metallici con scene figurate, iscrizioni o motivi di derivazione mediterranea filtrati attraverso l’Etruria padana, tanto da poter parlare di “Arte delle situle”.

Sul orlo e sul manico della situla di Cembra compaiono cinque parole incise con caratteri in alfabeto retico, derivato da quello etrusco. Molti studiosi si sono cimentati nel tentativo di comprendere la scritta. Nell’interpretazione più recente del Mayr (1959) essa recita: “A Lavisio, il giovane dio del vino (è questa situla) in dono. Velcanu Rupnu e Pitiave Kusenkus l’hanno dedicata”.

Ad oggi la Situla di Cembra è custodita presso la sala archeologica del Museo Provinciale del Castello del Buonconsiglio a Trento.

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