La Canta dei mesi è una mascherata allegorica sul genere della sacra rappresentazione sui ritmi della vita agreste scanditi dal ciclo delle stagioni e dei mesi del calendario che si svolgeva già nel settecento. Alla corte del Re, sfarzosamente abbigliato con un vestito di foggia del seicento spagnolo, accompagnato dal servo, si avvicendano i mesi e le stagioni che rendono conto della vita agreste durante l'arco dell'intero anno. Insieme a loro vi sono due paggi (anch'essi vestiti con costumi settecenteschi), un arlecchino con due o tre discepoli che convocano i diversi personaggi che interpretano mesi e stagioni, indossando costumi che allegorizzano i rispettivi periodi. Guardie con alabarda “mantengono l'ordine pubblico”, mentre alcuni suonatori assicurano l'accompagnamento musicale: fisarmoniche, chitarre, violini e mandolini.
La “Canta“ viene di solito rappresentata nella stagione estiva, ma talvolta si svolge durante gli ultimi giorni del periodo carnevalesco.
La versione attuale del testo è stata scritta nel XIX secolo in lingua italiana, da un cantastorie di tipico cognome cembrano: Michele Gottardi (sebbene provenisse da Nave San Rocco, nella Val d'Adige, e fosse perciò detto él poeta da la Nav); il testo originario, di autore ignoto, risale tuttavia al secolo precedente.